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La Passione di Cristo 2021 - Lettera di Don Giuseppe Sciavilla

La SOSPENSIONE della Nona Sacra Rappresentazione di Ivrea, Quinta Edizione della Passione di Cristo, progetto a carattere storico, artistico e culturale ideato ed organizzato dall'Associazione Artistico Culturale "Il Diamante" con la Direzione Artistica di Davide Mindo ha spinto il nostro Amico nonchè Sacerdote di Riferimento Don Giueppe Sciavilla a scrivere una Lettera a tutti coloro che avrebbero preso parte alla manifestazione.... e che pubblichiamo di seguito...


ll Trionfo e il Sacrificio di Cristo

Ivrea, 27 Marzo 2021

Carissimo Davide,

Carissimi Attori e Attrici tutti,


E’ un anno ormai che stiamo vivendo questa situazione di incertezza causata dalla pandemia. Quest’anno come lo scorso anno non possiamo vivere insieme quell’appuntamento annuale della Sacra Rappresentazione della Passione di Gesù che si concludeva con la celebrazione Eucaristica in Cattedrale.

E’ proprio per questo voi, carissimi dell’Associazione “Il Diamante”, portate a presenza con professionalità e maestria il Mistero della Croce e Morte di Nostro Signore, guidati dall’ottimo protagonista oltre che regista Davide Mindo. Con questo “dramma” mettete in scena un Fatto realmente accaduto nella Palestina di 2000 anni fa. La Chiesa ci introduce in questo santo Mistero, e ci fa vivere gli stessi gesti, gli stessi sentimenti di Cristo per condividere in modo più intimo il Mistero Pasquale di Gesù di Morte e Resurrezione. E Voi carissimi attori e attrici, vi inserite in quella tradizione popolare che coinvolge in maniera più intensa l’umana partecipazione dei fedeli, viva in tanti luoghi, (soprattutto nel sud della Spagna e nel sud dell’Italia).

Permettetemi qui una annotazione che ci aiuta a cogliere meglio il senso delle tappe più significative della Passione del Signore attraverso il commovente racconto della Passione, quest’anno nella versione dell’evangelista Marco. La lettura drammatizzata della Passio, che solo in questa domenica dell’anno viene proclamata, vuole rendere più viva, più partecipata, una narrazione che sarebbe altrimenti meno coinvolgente. Gesù entra in Gerusalemme per vivere i giorni della sua Passione. In questa sorta di “Sacra Rappresentazione”, nella quale anche voi siete stati protagonisti come lettori, scorrono scene, personaggi, parole emozionanti e passionali, di cui nella Settimana santa, soprattutto nei giorni del “triduo sacro” (dalla sera del Giovedì santo con la “Cena del Signore”, passando per il Venerdì con l’Adorazione della Croce, fino al Giorno di Pasqua), facciamo esperienza.


Difatti verso il V secolo è stato introdotto nella Liturgia romana sotto l’influsso delle celebrazioni che si svolgevano a Gerusalemme delle descrizioni ad esempio, da una pellegrina spagnola del IV secolo, Eteria, contenute nel suo diario. Esso consiste in un simbolismo suggestivo che “mima” gli eventi storici della Passione di Cristo: processione delle palme, la lavanda dei piedi, adorazione della Santa Croce, la splendida e intensa liturgia della Veglia Pasquale con il Cero Pasquale simbolo di Cristo Risorto. Nei giorni della Settimana santa questi eventi vengono celebrati e vissuti. Pensiamo al tradimento di Giuda, l’istituzione del sacerdozio che permetterà di celebrare l’Eucarestia nella vita della Chiesa, il processo a Gesù, il rinnegamento di Pietro, la coronazione di spine, l’incontro con il cireneo, la salita al Calvario, la crocifissione e la morte in Croce, la sepoltura.


Davanti alla Passione del Signore, pensiamo, oltre che alle nostre personali tristezze e angosce, anche a quelle di tanti che soffrono e muoiono perseguitati, come i nostri fratelli cristiani del Medioriente (soprattutto del Libano) e della Terra Santa, perché testimoni con il sangue della loro fede in Cristo. Adorando la sua Passione soffriamo anche noi attraverso tradimenti, incomprensioni, sofferenze, momenti di trepidazione e di speranza, di sgomento e di vera passione, vicende della vita di tutti giorni (il martirio dal sangue bianco come lo definisce Papa Francesco), ma siamo certi che in questa settimana possiamo unire le nostre piccole sofferenze a quelle di Gesù che,

vero Dio e vero uomo, patisce come noi, come uno di noi. Lui che, come affermava Benedetto XVI, è un Dio-vicino che desidera condividere la nostra sorte fino ad immedesimarsi con noi. Un mondo il nostro che ha perso il senso di Dio, e lo vuole lontano dalla propria storia e dalla propria esistenza. Eppure il Cristianesimo propone un Dio concreto e non un Dio astratto come lo definivano i filosofi dell’antica Grecia, per dirla con Platone: un motore immobile, un demiurgo isolato che vive lontano dalla vita degli uomini nell’iperuranio cioè al di là del cielo.


Ma vi è anche un’altra scuola di pensiero del nostro mondo: come affermava recentemente il cardinale cappuccino Padre Raniero Cantalamessa in un suo intervento, il pensiero moderno e illuminista nasce all’insegna della massima filosofica di vivere etsi Deus non daretur, come se Dio non esistesse, questa convinzione purtroppo ha permeato la nostra cultura europea fino ad affermarsi nel pensiero contemporaneo.

Le celebrazioni sacramentali, in cui la Pasqua di Cristo si fa presente iniziano con la Messa di questa sera e terminano con la grande Veglia della Notte Santa, che è il cuore di tutto l’anno liturgico. Battesimo, Penitenza (il Battesimo laborioso come lo definiva Sant’Agostino) e l’Eucarestia, fanno rivivere ai cristiani la Pasqua di Cristo. Il paradosso della Croce si colloca al centro dell’esistenza cristiana. Se con la Resurrezione Gesù entra in un nuovo modo di esistenza, anche il battezzato, che è stato innestato in quell’atto, deve “camminare in novità di vita”, e deve rivelare questa vita nuova nella concretezza delle sue opere, illuminate dalla fede e animate dalla carità.

Lo ripetiamo: il Cristianesimo non è una astrazione, è puro realismo. Il Mistero Pasquale, se vissuto intensamente, mette ognuno di noi in un atteggiamento di sintesi tra fede e vita, mentre la nostra è una società che ha perso il senso del realismo: “liquida”, come la definiva il sociologo polacco Bauman, e frammentata e divisa culturalmente in quanto non ha più la capacità di fare sintesi e va perdendo progressivamente il senso dei valori autentici. Tutto è evanescente, anche i mass-media e le reti sociali propongono una sorta di “cultura dell’immagine” che crede di educare l’uomo al bello e al vero ma invece trasmette un linguaggio deformante, disorientativo e pervasivo che porta alla degenerazione dei costumi e dei valori.

Carissimi, Papa Francesco ha posto quest’anno 2021 sotto la custodia di San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale. Un santo che pochi conoscono perché i Vangeli sono scarni di notizie su di lui. Ma di questo grande santo si conosce la sua personalità dal “Si” che egli ha detto al Signore con il silenzio e l’abbandono totale alla Sua volontà. E’ questo “Si”, detto con fede adamantina, che ha fatto di San Giuseppe il “custode del Redentore”. Da questo stile di San Giuseppe impariamo a conoscere Cristo nell’umiltà della fede e nella normalità della vita.


Cristo, ha scelto per salvarci non la via della “grandeur” (come gli ebrei si attendevano) ma quella dell’umiltà e del servizio: un servizio che è spinto fino al dono supremo.


Carissimi, questo sperimentiamo nel Mistero che da 2000 anni ci coinvolge e ci interpella. Da questa Kenosis di Dio scaturisca la nostra Marturia, quella Testimonianza cristiana che è la Resurrezione di Gesù, fonte della nostra Speranza.


Di gran cuore Vi benedico! Don Giuseppe


Di gran cuore Vi benedico!


Don Giuseppe Sciavilla


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