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La Storia della Manifestazione

CENNI STORICI

Sulle Sacre Rappresentazioni Medievali di Ivrea nel Medioevo

Ivrea, la città ideale per la Rappresentazione della Passione di Cristo

Il teatro moderno, così come lo conosciamo fonda le sue radici nel medioevo, periodo durante il quale i monaci benedettini iniziarono a dare vita alle Sacre Rappresentazioni, ovvero sia dei momenti in cui alcuni episodi delle sacre scritture, venivano ‘messi in scena’ dai monaci stessi.

In particolare, nella biblioteca capitolare di Ivrea si trovano due ‘copioni’ inerenti alle sacre rappresentazioni del Natale e della Resurrezione, presenti nell’ inventario del 1200 ma si può dedurre che siano originari dei primi anni attorno all’ anno mille.

Il territorio di Ivrea e del Canavese nel XIV e XV secolo erano tutt’ altro che floridi e ipotizziamo che queste  rappresentazioni non fossero molto ricche di scenografie e costumi, tuttavia grazie alla presenza di questi ‘copioni’ rudimentali si può ipotizzare che Ivrea possa vantare la più antica tradizione in materia di Sacre Rappresentazioni quantomeno in tutto il Piemonte.

Dal 1376 sino al 1489 nel bilancio della Chiesa di Ivrea sono presenti delle spese effettuate per l’ acquisto di ceri e prugne, e perfino dei compensi per gli attori chierici impegnati nella Sacra Rappresentazione.

Addirittura nel 1401 si presume che venissero offerti alla popolazione dei dolcetti che potrebbero essere l’equivalente del ‘canestrello’ in quanto vennero affrontate delle spese per l’acquisto di farina ed altri aromi.

Vi sono tracce di rappresentazioni sacre in diverse zone del territorio canavesano e sono stati rinvenuti  diversi documenti del 1500 che attestano alcune spese sostenute per la realizzazione di questi eventi, e chiaramente con il passare del tempo i costumi di questi ‘spettacoli’ divenivano maggiormente pittoreschi e curati… mano a mano il teatro è uscito dalle mura della chiesa per raggiungere i cortili e le vie cittadine….

Poiché dunque già a partire dall’ anno mille  in Ivrea ed in altre zone del canavese, i religiosi di quel tempo davano vita a queste sacre rappresentazioni della passione di cristo, perché non far rivivere quel momento della nostra tradizione?

La via Francigena venne individuata e documentata dall’ Arcivescovo di Canterbury Sigerico, il quale nel 990 la percorse per primo per recarsi a pregare sulla tomba di Pietro a Roma, così essa divenne nel corso degli anni un percorso spirituale e commerciale che vedeva il passaggio nella tratta di Ivrea (fu Yporegia) di molti pellegrini provenienti dal Nord Europa e diretti appunto a Roma.

Nel medioevo aiutare il pellegrino che passava all’ interno del proprio territorio costituiva una risorsa per poter ingraziarsi le più elevate autorità religiose ed è verosimile che in onore del passaggio sulla via Francigena di un gruppo di pellegrini ‘di un certo prestigio’ la città di Ivrea cercasse di emergere nell’ accoglienza rispetto alla rivale Vercelli.

Non sarà corretto chiamare questo evento via Crucis, in quanto l’Ufficio della Via Crucis risale al 1294, quando il frate domenicano Rinaldo di Monte Crucis raccontò la sua salita al Santo Sepolcro indicandone varie tappe, che chiamandole stationes.

Attualmente l’Ufficio della Via Crucis è un appuntamento di natura liturgica che prevede la meditazione ed una sorta di commento ad ogni stazione, mentre Originariamente la vera Via Crucis comportava la necessità di recarsi materialmente in visita presso i luoghi dove Gesù aveva sofferto ed era stato messo a morte. Dal momento che un tale pellegrinaggio era impossibile per molti, la rappresentazione delle stazioni nelle chiese rappresentò un modo di portare idealmente a Gerusalemme ciascun credente.

Le rappresentazioni dei vari episodi dolorosi accaduti lungo il percorso contribuivano a coinvolgere gli spettatori con una forte carica emotiva. Tale pratica popolare venne diffusa dai pellegrini di ritorno dalla Terrasanta e principalmente dai Minori Francescani che, dal 1342, avevano la custodia dei Luoghi Santi di Palestina.