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Le Riflessioni del Vescovo di Ivrea - Mons Cerrato

Riportiamo le Riflessioni del Vescovo di Ivrea Monsignor Edoardo Aldo Cerrato, relative alla Passione di Cristo, con particolare riferimento alla Sacra Rappresentazione Medievale della Passione di Cristo di IVREA.

Cara alla pietà del popolo cristiano e presente
oggi in tutte le chiese della cattolicità, la Via
Crucis, affonda le sue radici, come pratica di
devozione, in Terra Santa, a Gerusalemme in
particolare: preziosa, tra le altre, la testimonianza
di fra Rinaldo di Monte Crucis che
racconta – intorno al 1249 – di aver percorso
nella Città Santa, salendo al Santo Sepolcro,
la via “per quam ascendit Christus, baiulans
sibi crucem” soffermandosi in varie tappe, che
chiama stationes: il luogo della condanna a
morte di Gesù, l’incontro con le pie donne, la
consegna della croce a Simone di Cirene, e gli
altri episodi della Passione fino alla morte di
Gesù sulla Croce.


La diffusione di questa pratica religiosa in
Europa fu opera dei Frati Minori di san Francesco.
Presente nelle loro chiese, Clemente XII
ne estese la concessione anche alle altre. Entrò
a far parte delle Rappresentazioni sacre popolari,
con grande successo.


Ho accolto con convinzione, nell’ambito del
cammino quaresimale che ogni anno conduce
la comunità cristiana alla Pasqua, la proposta
di questa “Sacra Rappresentazione medievale
della Passione di Cristo” che si svolge accanto
alle “Via Crucis” delle Parrocchie della città,
nelle chiese ed anche per le strade.

 

Essa si concluderà con la celebrazione della
S. Messa in Cattedrale, ma non è questo il
solo motivo per cui la considero un momento
forte di preghiera.


La contemplazione della salita di Cristo al Calvario
sarà occasione, per chi vi parteciperà come
credente, di riflessione sulla propria fede. Per
chi vi parteciperà senza una esplicita adesione
di fede sarà occasione di riflettere su un fatto accaduto
nella storia e che ha segnato profondamente la storia.
C’è una bella pagina di Charles Péguy.


«Le persone oneste – quelle che si è soliti chiamare così e
che amano essere definite tali – non presentano ammaccature
sulla loro armatura, non presentano ferite… La
pelle della loro morale diventa per loro un cuoio, una corazza
senza slabbrature… Non presentano lacerazioni,
buchi, aperture sulla loro corazza; ma questo significa
che non hanno neppure – su di sé – una porta d’entrata
per la Grazia di Dio… Poiché non mancano di nulla, non
si può portar loro il Tutto. E’ solo perché un uomo era
là, per terra, che il Samaritano lo raccolse; solo perché il
volto di Cristo era bagnato di sudore e sporco di sangue
che Veronica l’asciugò con il suo lino… ».


† Edoardo Aldo Cerrato, C. O.
Vescovo di Ivrea